Appalti pubblici: la Corte costituzionale boccia il criterio premiale sul salario minimo della Regione Toscana

Appalti pubblici: la Corte costituzionale boccia il criterio premiale sul salario minimo della Regione Toscana

A cura di Avv. Vincenzina Dima e Dott.ssa Valentina Minetola

Abstract 

Con la sentenza n. 60 del 30 aprile 2026, la Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo l’art. 1 della legge regionale toscana n. 30/2025, che prevedeva un criterio premiale per gli operatori disposti a garantire un salario minimo orario di 9 euro lordi. La Consulta ha affermato che la disciplina dei criteri di aggiudicazione degli appalti – inclusi quelli premiali – rientra nella competenza esclusiva dello Stato in materia di tutela della concorrenza. Ha inoltre ribadito che la uniformità nazionale della normativa sugli appalti è essenziale, poiché differenziazioni regionali possono generare dislivelli regolatori e ostacoli alla concorrenza.

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A cura di Avv. Giuseppe Imbergamo e Avv. Tania Rea

Premessa

L’art. 222, comma 2 del D.Lgs. 36/2023 demanda all’ANAC il compito di supportare le Stazioni Appaltanti attraverso l’elaborazione di bandi-tipo, capitolati-tipo, contratti-tipo e altri atti amministrativi generali, con lo scopo di rendere più omogenee le procedure, ridurre i dubbi applicativi e di possibili contenziosi, nonché favorire una gestione più chiara degli affidamenti sopra soglia.

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A cura di Avv. Vincenzina Dima

In un contesto normativo in cui la disciplina sugli appalti pubblici si propone di stimolare la transizione ecologica, promuovere il lavoro femminile e sostenere le filiere locali il rischio è che il bando diventi un collage di clausole “a tema” più pensato per mettersi al riparo dai ricorsi che per parlare agli operatori economici e rispondere alle concrete esigenze di acquisto dell’ente e degli utenti. 

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La finanza di progetto dopo la sentenza della Corte di Giustizia C-810/24

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A cura di Avv. Stefano De Marinis

 

L’articolo 3, paragrafo 1, della direttiva 2014/23/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 febbraio 2014, sull’aggiudicazione dei contratti di concessione, in combinato disposto con l’articolo 49 del TFUE (Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea) e con gli articoli 30 e 41, nonché con il considerando 68 di tale direttiva, dev’essere interpretato nel senso che esso osta a che uno Stato membro riconosca al promotore di una procedura di finanza di progetto un diritto di prelazione che gli consente, nell’ipotesi in cui il contratto di cui trattasi non gli sia stato inizialmente aggiudicato, di adeguare la sua offerta a quella dell’aggiudicatario inizialmente prescelto e di ottenere così l’aggiudicazione di tale contratto, a condizione di rimborsare le spese che l’aggiudicatario iniziale ha sostenuto per preparare la sua offerta, senza che tale rimborso possa superare il 2,5% del valore stimato dell’investimento atteso dall’aggiudicatario a partire dal progetto di fattibilità posto a base di gara.

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Con le direttive appalti torna l’idea di Euro SOA

Con le direttive appalti torna l’idea di Euro SOA: non solo prequalifica UE per lavori e forniture, ma anche possibile leva per il ‘buy Europe’

A cura di Avv. Stefano De Marinis

Numerose iniziative che vedono in campo anche il mondo universitario variamente rappresentato [1], rilanciano il tema della verifica ex ante dei requisiti di accesso delle imprese alle gare per l’affidamento dei contratti pubblici nell’ottica, estesa all’Europa, della semplificazione delle procedure e della riduzione dei relativi costi amministrativi.

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