Accesso agli atti negli appalti pubblici: il Consiglio di Stato chiarisce il dies a quo dell’impugnazione nel rito super accelerato

Accesso agli atti negli appalti pubblici: il Consiglio di Stato chiarisce il dies a quo dell’impugnazione nel rito super accelerato

(Commento a margine della sentenza del Consiglio di Stato, Sez. VI, 3 luglio 2026, n. 5343)

A cura di Avv. Vincenzina Dima e Dott. Alberto Boscarato

Abstract

Con la sentenza del 3 luglio 2026, n. 5343, il Consiglio di Stato offre una ricostruzione sistematica del rito “superaccelerato” in materia di accesso agli atti nelle procedure di affidamento dei contratti pubblici. 

Muovendo da una lettura costituzionalmente orientata dell’art. 36, comma 4, del d.lgs. 36/2023, il Collegio chiarisce il momento in cui sorge l’interesse dell’aggiudicatario ad impugnare le determinazioni sull’oscuramento delle offerte degli altri concorrenti, delimitando l’ambito applicativo del rito speciale in funzione dell’effettività del diritto di difesa, al di là dell’interpretazione strettamente letterale della norma. 

Inoltre, la pronuncia in commento riconduce la nozione di segreto tecnico e commerciale entro i rigorosi confini dell’art. 98 del Codice della proprietà industriale. 

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Imprese di Paesi non firmatari di AAP: il TAR Lazio conferma la legittimità dell’avvalimento con impresa cinese negli appalti pubblici

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A cura di Avv. Alessandro Bonanni e Avv. Simona Gualtieri

Abstract

Con sentenza n. 11895/2026, il TAR Lazio torna ad affrontare un tema di grande attualità: la partecipazione alle gare pubbliche di imprese aventi sede in Paese extra UE non firmatario dell’Accordo sugli appalti pubblici (AAP). Rafforzando l’orientamento più recente espresso dalla giurisprudenza europea e nazionale, il Giudice Amministrativo ha confermato la legittimità dell’aggiudicazione disposta in favore di un operatore economico, che aveva fatto ricorso all’avvalimento utilizzando i requisiti di una società cinese, così escludendo l’esistenza di un divieto generalizzato di partecipazione per operatori di tale Paese, e confermando la piena discrezionalità rimessa in capo alle stazioni appaltanti.

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Appalti pubblici: la Corte costituzionale boccia il criterio premiale sul salario minimo della Regione Toscana

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A cura di Avv. Vincenzina Dima e Dott.ssa Valentina Minetola

Abstract 

Con la sentenza n. 60 del 30 aprile 2026, la Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo l’art. 1 della legge regionale toscana n. 30/2025, che prevedeva un criterio premiale per gli operatori disposti a garantire un salario minimo orario di 9 euro lordi. La Consulta ha affermato che la disciplina dei criteri di aggiudicazione degli appalti – inclusi quelli premiali – rientra nella competenza esclusiva dello Stato in materia di tutela della concorrenza. Ha inoltre ribadito che la uniformità nazionale della normativa sugli appalti è essenziale, poiché differenziazioni regionali possono generare dislivelli regolatori e ostacoli alla concorrenza.

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A cura di Avv. Giuseppe Imbergamo e Avv. Tania Rea

Premessa

L’art. 222, comma 2 del D.Lgs. 36/2023 demanda all’ANAC il compito di supportare le Stazioni Appaltanti attraverso l’elaborazione di bandi-tipo, capitolati-tipo, contratti-tipo e altri atti amministrativi generali, con lo scopo di rendere più omogenee le procedure, ridurre i dubbi applicativi e di possibili contenziosi, nonché favorire una gestione più chiara degli affidamenti sopra soglia.

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