ITALIA DIGITALE : SFIDE, OBIETTIVI E AZIONI NEL PIANO INNOVAZIONE 2025

“L’innovazione e la digitalizzazione devono far parte di una riforma strutturale dello Stato che promuova più democrazia, uguaglianza, etica, giustizia e inclusione e generi una crescita sostenibile.”

Esordisce con questo ambizioso slogan il “Piano 2025”, il documento che illustra la strategia per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione elaborata dal Ministro per l’Innovazione e la Trasformazione Digitale.

E’ la prima volta che un Ministero ad hoc presenta una vision sulla digitalizzazione del Paese.

Presa consapevolezza della portata disruptive della rivoluzione tecnologica in atto e delle opportunità senza precedenti che essa presenta sia per il settore pubblico che per quello privato, emerge l’urgenza di imparare a gestire il nuovo contesto, ottimizzando gli strumenti a disposizione e definendo gli scenari concreti di tale rivoluzione.

“Stiamo vivendo nel periodo a più alto tasso di innovazione di tutta la storia dell’umanità, si legge nel paper, che prosegue sottolineando come “viviamo in un’epoca estremamente complessa, nella quale differenti tecnologie e trend non ci lasciano il tempo di adattarci e invadono con una rapidità esponenziale ogni settore della nostra società, dall’istruzione, alla politica, alla produzione, fino ad arrivare alla sfera personale.

Vengono rilevate le difficoltà dell’Italia nel muoversi in tale inedito contesto, anche a causa della mancanza di una visione comune, di una governance chiara “che indirizzi verso azioni capaci di imprimere una trasformazione digitale e tecnologica al Paese, organizzando i processi di trasformazione in modo interconnesso, agevolando il cambiamento in maniera strutturale e creando le condizioni favorevoli affinché si generi innovazione”.

Tre le sfide individuate e fissate nel documento: la digitalizzazione della società l’innovazione del Paese ed uno sviluppo inclusivo, etico e sostenibile, a loro volta strutturate in una serie di obiettivi ed azioni pratiche (venti+1), da mettere in atto in maniera sinergica, per evitare che la frammentazione e la duplicazione delle competenze e delle funzioni continuino a frenare i processi di innovazione[1].

Di qui l’istituzione di tavoli di coordinamento con i territori, gli enti, le agenzie centrali, locali e i soggetti privati, nonché di una cabina di regia con gli altri Ministeri, all’interno della quale prevedere delle task force verticali con un numero ristretto di dicasteri, che si occupano di azioni specifiche del piano strategico.”.

Nella convinzione che il coordinamento e la circolazione delle idee tra stakeholder pubblici e privati siano fondamentali per guidare la trasformazione del Paese verso la digitalizzazione e l’innovazione, i contenuti del Piano saranno aperti alla consultazione pubblica fino al 30 aprile 2020, per consentire a tutti i potenziali interessati di contribuire attraverso feedback e proposte.

Le tre sfide

La prima sfida punta alla realizzazione di una società digitale, in cui cittadini e imprese utilizzino servizi digitali efficienti della Pubblica Amministrazione in modo semplice e sistematico. Per fare ciò, è indispensabile:

– realizzare migliori infrastrutture digitali e promuovere la diffusione di piattaforme abilitanti, modelli virtuosi e nuovi servizi digitali (“Attraverso una efficace integrazione dei servizi pubblici con i servizi privati, il miglioramento del procurement e le politiche di open innovation, la Pubblica Amministrazione diventa un elemento abilitante della crescita dei servizi digitali del mondo privato”);

– razionalizzare infrastrutture e risorse, aumentare le collaborazioni con PMI e start up innovative, puntare sulla valorizzazione dei dati (“Il patrimonio informativo pubblico e l’utilizzo e condivisione dei dati da parte delle amministrazioni e dei privati è valorizzato e incentivato per: permettere efficienza e trasparenza nei servizi esistenti, sviluppare nuovi servizi, attrarre nuove realtà imprenditoriali; sviluppare e monitorare strategie e decisioni informate e mirate da parte della Pubblica Amministrazione”);

– evitare di focalizzarsi su tecnologie che sono ancora immature o sono troppo vecchie, accelerare il ridisegno dei processi di gestione ed erogazione dei servizi pubblici; creare ed implementare le competenze digitali, monitorare i risultati.

La seconda sfida mira ad innescare cambiamenti strutturali per sviluppare l’innovazione nel Paese. In particolare, si promuovono la progettazione e l’applicazione di nuove tecnologie nel tessuto produttivo italiano e la crescita di settori tecnologici quali la robotica, la mobilità del futuro, l’intelligenza artificiale, la cyber security. Ciò attraverso la possibilità di sperimentazione in deroga; l’accesso ad asset innovativi; incentivi alla creazione di ecosistemi di innovazione che aiutino la contaminazione (hub); formazione ad hoc per startup e società di venture capital.

Non si punta solo sui settori verticali del made in Italy (manifatturiero, turismo, food, moda, design, sociale, digital humanities) e sull’industria tech italiana (AI, cyber security, robotica e mobilità del futuro), ma anche su processi di cross fertilization).

Ancora, tecnologia e innovazione saranno applicate per migliorare la qualità di vita nelle città e nei piccoli borghi: “un supporto mirato alle Pubbliche Amministrazioni locali permetterà anche alle piccole città di aumentare il proprio potenziale innovativo e applicare le nuove tecnologie alle esigenze delle comunità e dei territori.”.

La reingegnerizzazione delle infrastrutture digitali e l’uso di data center centralizzati assicurerà, inoltre, una riduzione del consumo energetico e l’utilizzo di fonti energetiche alternative in ottica di sostenibilità[2].

Con la terza sfida, il Governo punta a garantire a tutti pari opportunità di partecipare alla vita di una società digitale, basata sulla trasparenza e su un corretto utilizzo delle tecnologie, allo scopo di promuovere un’innovazione etica, inclusiva, trasparente e sostenibile che aumenti il benessere della società.

In tal senso il documento chiarisce che “lo Stato assume il ruolo di governare l’uso delle tecnologie, promuovendone la diffusione, massimizzando i benefici collettivi e minimizzando gli impatti negativi. Ricerca di eticità, responsabilità e non discriminatorietà delle soluzioni tecnologiche, specie nel caso della Intelligenza Artificiale, diventano una stella polare dell’azione di Governo”.

Focus specifico sulle competenze, laddove si afferma che “i cittadini sono formati per accedere ai lavori del futuro attraverso un processo di formazione continua”. D’altronde, ricorda il Ministero, “l’automazione e l’innovazione stanno trasformando il mondo del lavoro, contribuendo alla creazione di nuovi lavori che richiedono nuove competenze e aggiornamento continuo.” Di qui la necessità di prevedere percorsi di formazione per studenti, ma anche di aggiornamento e reskilling dei lavoratori.

Le azioni

Tra le venti (+1) azioni previste nel Piano, è opportuno evidenziare le seguenti:

  • Procurement semplificato per l’innovazione: si propone un meccanismo di deroga al Codice degli appalti con riguardo al processo di acquisizione di beni e servizi digitali da parte della PA.
  • Intelligenza artificiale al servizio dello Stato: si promuove l’uso dell’AI nella gestione di procedimenti amministrativi e dei servizi, con particolare attenzione al mondo della giustizia.
  • Dati per le città del futuro: si incentiva una gestione ottimizzata dei dati raccolti nell’ambito dei servizi pubblici. Le raccolte devono essere rese coordinate e cooperanti e rispettose della protezione dei dati personali.
  • Borghi del futuro: per la prima volta si guarda al grande valore che l’innovazione potrebbe avere fuori dai baricentri tradizionali dell’innovazione stessa (ossia le aree metropolitane), trasformando 10 borghi in avanguardie di innovazione.
  • Diritto a innovare: l’obiettivo è lasciare maggiori libertà di innovazione, cancellando quelle frizioni e quegli attriti che possono rallentare una innovazione sul nascere. Dunque si incoraggia la sperimentazione di “innovazione di frontiera”, disapplicando temporaneamente le norme vigenti qualora necessario. Se l’innovazione dimostra di avere un impatto sociale positivo sarà modificata o creata la norma che permetterà all’innovazione di diventare un prodotto o un servizio. Non si tratta di un salvacondotto, ma di una sperimentazione di stato e una condivisione di responsabilità per il test di ambiti innovativi che potrebbero restituire benefici condivisi. Al termine della sperimentazione si potrà valutare come e se riscrivere le normative “sospese”, affinché l’innovazione possa trovar casa senza dover sbattere contro i tempi e gli ostacoli della politica e delle istituzioni.
  • IT, dall’idea all’impresa innovativa: si tratta di un programma di accompagnamento e comunicazione per startup tecnologiche che nascono in Italia nel campo dell’intelligenza artificiale, cyber security, robotica e mobilità autonoma. L’idea è quella di creare uno Stato vicino alle startup, che possa accompagnarle nel loro percorso per creare ricchezza con ricadute sull’economia nazionale. Ogni anno saranno selezionate 30 idee innovative che il programma “Made.IT” tenterà di supportare.
  • Cross-Tech hub Italia: lo scopo è creare meccanismi di cooperazione su tecnologie diverse tra industrie diverse.
  • MoonTransfer Fund & Missione Formare: sì al potenziamento degli investimenti in Ricerca e Sviluppo, concentrati soprattutto su Mobilità, Robotica, AI, Cyber Security
  • Infrastrutture digitali condivise, sicure, affidabili e green, cooperando “anche con altri paesi dell’Europa per ottenere l’autonomia tecnologica indispensabile per il controllo dei nostri dati, vero carburante del mondo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione”. Tanto al fine di garantire all’Italia una sufficiente autonomia tecnologica per il controllo dei propri stessi dati, “correlato in modo esplicito alla forza della nostra democrazia ed alla tutela di cittadini e imprese del nostro Paese”.
  • AI ethical LAB-EL: l’Italia sceglie di mettere l’uomo al centro, di impegnarsi nella promozione di un’intelligenza artificiale che sia sostenibile sul piano sociale, culturale e democratico. Come si legge nel Piano, “L’obiettivo è quello dell’umanesimo dell’intelligenza artificiale per un rinascimento digitale con l’uomo al centro. In altre parole, l’intelligenza artificiale deve essere etica e rispettosa di principi giuridici da sviluppare all’interno di procedure organizzative controllate e sulle quali si sviluppano opportune e moderne azioni formative. Successivamente, insieme ai Ministeri competenti, saranno definite le soluzioni di intelligenza artificiale idonee a governare i procedimenti nel rispetto dei principi etici e giuridici destinati a confluire nello Statuto etico giuridico dell’intelligenza artificiale, al quale sarà chiamato a lavorare l’AI Ethical Lab-el. Si prevede l’istituzione di un comitato denominato “Alleanza per l’Intelligenza artificiale sostenibile”, per certificare la sostenibilità etico-giuridica di soluzioni di intelligenza artificiale destinate al settore pubblico e privato.

Il monito di fondo è chiaro: “È l’ultimo momento che abbiamo a disposizione per (..) l’adozione consapevole della tecnologia, integrata con la società sotto i profili etico, sociale, economico, ambientale e biologico.” Proprio per questo, “l’Italia ha il dovere di cogliere i benefici della quarta rivoluzione industriale, attuando fin da oggi iniziative sistemiche per lo sviluppo del digitale e della tecnologia in ogni settore, fornendo ai lavoratori le competenze per i lavori del futuro e formando le nuove generazioni per prepararle al mondo che li aspetta.

[1] La frammentazione dei processi, nonché il debole coordinamento centralizzato, ha portato ad un depauperamento della possibilità di dialogo tra database, servizi, uffici e pubbliche amministrazioni. Persa di vista l’unità complessiva, si è perso il valore aggiunto di quella che deve essere invece una rete unica di dati e servizi, a beneficio del sistema paese. La proposta è quella di creare un Comitato per la Digitalizzazione della PA e l’innovazione che affiancherebbe la cabina di regia presieduta direttamente dal Ministero.

[2]L’Italia ha infrastrutture tecnologiche capillari, affidabili, innovative e green. La rete di comunicazione è l’infrastruttura base per lo sviluppo di innovazione e di competenze del Paese. Un’infrastruttura fisica affidabile, sicura e capillare, fatta di fibra, strumenti cloud e tecnologie innovative come il 5G, diventa impulso dello sviluppo economico e digitale del Paese”.