SISTEMA AGROALIMENTARE: STRUMENTI DI RILANCIO IN ATTESA DEL D.M. n.387/2016

agroalimentare Il sistema agroalimentare è regolamentato da fonti multilivello, comunitarie prima che nazionali e regionali, le quali strutturano un articolato quadro normativo volto non solo alla tutela del sistema agroalimentare ma altresì alla concessione di finanziamenti e misure di sostegno.

Il legislatore nazionale, d’altra parte, è reattivo nel recepire gli impulsi che provengono dal diritto comunitario, di ciò ne è prova il D.M. n. 387 del 3 febbraio 2016, allo stato in attesa di registrazione da parte della Corte dei Conti, con cui verranno introdotte nuove disposizioni nazionali in materia di concessione, controllo, sospensione e revoca del riconoscimento delle Organizzazioni di produttori.

La predetta forma aggregativa, strumento strategico di matrice comunitaria, sarà oggetto di specifiche misure di sostegno, in coerenza con il più ampio obiettivo di riforma della Politica Agricola Comune.

Il Decreto Ministeriale di prossima pubblicazione interesserà le Organizzazioni di produttori che operano nei settori elencati all’articolo 1, paragrafo 2, del regolamento (UE) n. 1308/2013 ad esclusione delle organizzazioni di produttori che operato nel settore dei prodotti ortofrutticoli freschi e trasformati e dei prodotti del settore dell’olio di oliva e delle olive da tavola.

Fine dichiarato del predetto intervento legislativo è assicurare sufficiente uniformità operativa sul territorio nazionale.

La normativa di riferimento di dette forme aggregative si rinviene nella disciplina comunitaria, nell’ambito della quale il Parlamento europeo ed il Consiglio hanno emanato il Regolamento UE n.1308/2013 con cui, al fine di riorganizzare i mercati dei prodotti agricoli, è stata introdotta una disciplina unitaria che ha abrogato i Regolamenti CEE n.922/72, n. 234/79, CE N.1073/2001 E 1234/2007 che disciplinavano le Organizzazioni di produttori e loro associazioni.

Ad ogni modo, la ratio istitutiva dell’ aggregazione di più produttori in un’unica organizzazione di settore, è da rinvenirsi nel tentativo di ottenere un riequilibrio economico della filiera agroalimentare, attraverso la riduzione e regolarizzazione dei prezzi della produzione. La forma giuridica che le stesse andranno ad assumere sarà poi quella delle società per azioni, società cooperative agricole e loro consorzi o società consortili purché presentino i requisiti di cui al comma 2 e ss. dell’art. 3 dell’ emanando decreto.

Dal regolamento istitutivo delle O.P. si evince che i produttori associati devono aderire ad uno statuto che regola anche l’immissione in commercio dei prodotti e che deve avvenire, salvo possibili deroghe, per il tramite dell’organizzazione. L’obiettivo delle O.P. è quello di riunire le forze economiche dei produttori di varie categorie agroalimentari e, attraverso la previsione di un co-finanziamento da parte dell’UE, favorire un processo di diffusione di nuove pratiche colturali, tecniche di produzione avanzate a impatto ambientale ridotto e di fornire un aiuto nella programmazione della produzione che sia calcolato sull’analisi di domanda e offerta, al fine di evitare che il prodotto resti invenduto o sia svenduto.

Con il D.M. 387/2016 si disciplina il procedimento di riconoscimento delle Organizzazioni dei Produttori le quali, se nazionali, dovranno essere riconosciute dalla Regione in cui hanno la sede legale e in cui si svolge la produzione, previa richiesta da parte delle stesse mentre, se transnazionali, il riconoscimento spetterà al Ministero.

Il funzionamento e la programmazione delle Organizzazioni di Produttori è garantito dal Programma Operativo, pluriennale ed esecutivo, che ciascuna O.P. deve adottare e far approvare all’Ente regionale presso cui è iscritta. Il P.O. deve trovare il supporto finanziario nel fondo d’esercizio che rappresenta una specifica voce del bilancio delle O.P.. Esso è costituito oltre che dai conferimenti dei soci anche dagli aiuti comunitari che sono concessi previa verifica del valore della produzione commercializzata, rappresentato dalle fatture di vendita della O.P., delle sue filiali e dalle vendite dei soci autorizzati. Il valore del VPC rappresenta inoltre uno dei parametri di cui la regione deve tenere conto nell’approvare la richiesta di riconoscimento delle O.P. e poi del loro Piano operativo.

Secondo i dati del Mipaaf al 30 settembre 2015 si registra una crescente diffusione di questa forma di associazione tra i produttori sul territorio nazionale.

Inoltre, la struttura composita di questa forma di associazione che vede al suo interno la partecipazione sia di società che di soci singoli, la rende una realtà accessibile con una prospettiva di innovazione tecnologica, competitività e crescita economica in un settore caratterizzato, fino ad ora, da una forte frammentazione che ne ha fatto l’anello debole della filiera agroalimentare. Il successo del modello organizzativo O.P. ha portato alla sua esportazione anche nel campo non ortofrutticolo per un totale di 164 O.P. non ortofrutticole in tutto il territorio italiano.

Ulteriore strumento per rilancio del settore è costituito dal Decreto del Ministero per le politiche economiche e agroalimentari datato 28 luglio 2015 con il quale sono stati determinati criteri e modalità per la concessione di contributi, concernenti la valorizzazione e la salvaguardia delle caratteristiche di qualità dei prodotti agricoli ed alimentari, contraddistinti da riconoscimento U.E., ai sensi dei regolamenti (UE) n. 1151/2012, (UE) n. 1308/2013, (CE) n. 607/2009. (15A06760), i predetti contributi sono concessi sotto forma di aiuti di stato in favore di organismi di tutela tra cui vi rientrano anche, alla lett. d, gli organismi associativi operanti nel settore agroalimentare.