L’INFORMATIVA INTERDITTIVA ANTIMAFIA QUALE CAUSA DI INCAPACITÀ TEMPORANEA EX LEGE: L’ADUNANZA PLENARIA N. 3 DEL 6 APRILE 2018

La vicenda sulla quale si è imbattuta l’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato deriva da un complesso contenzioso conclusosi con una pronuncia risarcitoria positiva per la società ricorrente, la quale ha riconosciuto a quest’ultima il diritto al risarcimento del danno composto dal mancato utile e dal danno all’immagine (Cons. Stato, sez. V, n. 644/2014). Prima della pubblicazione della pronuncia citata, la società appellante è risultata destinataria di una informativa interdittiva antimafia, ai sensi dell’art. 84, comma 3,  e dell’art. 91, comma 6, d.lgs. n. 159 del 2011.

Sulla base di tale circostanza, la Stazione Appaltante ha proposto ricorso per revocazione avverso la sentenza di accoglimento della domanda di risarcimento poiché l’esistenza dell’informativa interdittiva sarebbe stata in grado di precludere all’Amministrazione il pagamento della somma, in ossequio all’art. 67 del Codice delle leggi antimafia, giudizio definito con il rigetto della domanda di revocazione.

Pertanto, la Società istante ha intrapreso il giudizio di ottemperanza al fine di ottenere il risarcimento dei danni riconosciuti dalle precedenti sentenze, caso rimesso all’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato.

La soluzione della controversia è connessa, essenzialmente, a due questioni interpretative, vale a dire:

(i) corretta interpretazione dell’art. 67, comma 1, lett. g) del Codice delle leggi antimafia per il quale «le persone alle quali sia stata applicata con un provvedimento definitivo una delle misure di prevenzione previste dal libro I, titolo I, capo II, non possono ottenere: […] g) contributi, finanziamenti o mutui agevolati ed altre erogazioni dello stesso tipo, comunque denominate, concessi o erogati da parte dello Stato, di altri enti pubblici o delle Comunità europee, per lo svolgimento di attività imprenditoriali» e se, quindi, possa essere ritenuta legittima l’interpretazione della predetta norma diretta a precludere anche la corresponsione di somme dovute a titolo risarcitorio in esecuzione di un giudicato di condanna pronunciato all’esito di un contenzioso sorto dall’affidamento – o dal mancato affidamento – di un appalto;

(ii) se, interpretato estensivamente l’art. 67 nei termini appena esposti, ne possa derivare un contrasto con il generale principio dell’intangibilità della cosa giudicata.

L’Adunanza, tra le possibili soluzioni interpretative sul significato e l’effettiva portata della norma in esame, aderendo a un’opzione interpretativa logico-sistematica della norma, ha ritenuto che l’elenco dei casi di cui alla lett. g) sia meramente esemplificativo e che “altre erogazioni dello stesso tipo” possa avere carattere generale, sino a impedire l’erogazione di qualunque utilitas pubblica in favore dell’impresa, sospettata di essere passibile di infiltrazione criminale, a prescindere dal titolo di tale spettanza (sul punto, un primo avvallo riconducibile a Adunanza Plenaria n. 19 del 2012). Secondo la prospettazione adottata dal Supremo organo della Giustizia Amministrativa, l’interpretazione estensiva ricostruita risponderebbe alla ratio più generale perseguita con il d.lgs. n. 490 del 1994 (oggi d.lgs. n. 159 del 2011) consistente nell’escludere l’impresa sospettata di infiltrazioni criminali dalla fruizione di benefici erogati da un soggetto pubblico.

Posto ciò, per superare la discrasia di tale interpretazione con il principio di intangibilità della res iudicata, il Collegio riconduce l’istituto dell’informativa interdittiva antimafia a una causa di incapacità legale ex lege idonea a sospendere temporaneamente l’obbligo per l’amministrazione di eseguire quel giudicato.

La pronuncia in commento ha, sostanzialmente, tracciato il bilanciamento tra il principio di certezza del diritto, principio essenziale in uno stato di diritto, e quello dell’ordine pubblico generale, giungendo per propendere a dare prevalenza alla tutela dell’ordine pubblico.

Tuttavia, i princìpi di diritto esplicitati dall’Adunanza Plenaria non appaiono del tutto condivisibili. Nell’iter logico adottato dal Collegio, in particolare, sembra si sia trascurata la diversa natura dei crediti risarcitori e indennitari (latu sensu, ripristinatoria) rispetto al genus compreso nella norma contenuta nell’art. 67 del Codice delle leggi antimafia, avente ad oggetto crediti costituenti ex novo un arricchimento nei confronti del destinatario (sul punto, Cons. Stato, sez. III, n. 6807/2011).

Pertanto, l’attività interpretativa posta in essere dall’Adunanza Plenaria verso la norma in commento e, in generale, della normativa antimafia incidente su beni di rango primario, avrebbe dovuto richiedere un maggiore grado di cautela imposto da un lato dalla natura eccezionale della norma di cui all’art. 67 del Codice delle Leggi antimafia e, dall’altro lato, dalla natura preventiva e interinale dell’informativa interdittiva antimafia.