CONVENZIONI – QUADRO CONSIP: IL CONSIGLIO DI STATO SULLE IPOTESI DI DEROGABILITÀ

Consiglio di Stato (sentenza n. 1937 del 28 marzo 2018)

Non obbligatorietà del ricorso alle Convenzioni – quadro Consip, se l’Amministrazione motiva adeguatamente la scelta in termini di maggiore convenienza economica.

E’ questo il principio di diritto affermato dalla V Sezione del Consiglio di Stato (sentenza n. 1937 del 28 marzo 2018), nel pronunciarsi in merito alla legittimità della scelta del MIBACT di pubblicare un bando di gara per l’affidamento di servizi relativi alla gestione integrata della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro presso le PA, non utilizzando una convenzione Consip.

Nodo centrale della controversia è la possibilità per le amministrazioni centrali di indire procedure autonome per l’approvvigionamento di beni e servizi di proprio interesse, in deroga al generale obbligo di avvalersi delle convenzioni quadro di cui all’articolo 26, comma 3, della l. 23 dicembre 1999, n. 488.

I Giudici di palazzo Spada hanno avallato l’operato del Ministero dei beni e delle attività culturali, precisando che “fermo il carattere di principio del dovere di cui al richiamato articolo 26 (comma 3 della legge 488/99), nondimeno permane la facoltà per le amministrazioni (ivi comprese le amministrazioni statali centrali e periferiche) di attivare in concreto propri strumenti di negoziazione laddove tale opzione sia orientata a conseguire condizioni economiche più favorevoli rispetto a quelle fissate all’esito delle convenzioni-quadro”.

Sul punto, la sentenza in commento ha richiamato quanto statuito dal quarto periodo del comma 1 del decreto legge 6 luglio 2012, n. 95 (recante ‘Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini, nonché misure di rafforzamento patrimoniale delle imprese del settore bancario’), a mente del quale “la disposizione del primo periodo del presente comma [il quale sancisce la nullità dei contratti stipulati in violazione del richiamato articolo 26, n.d.E.] non si applica alle Amministrazioni dello Stato quando il contratto sia stato stipulato ad un prezzo più basso di quello derivante dal rispetto dei parametri di qualità e di prezzo degli strumenti di acquisto messi a disposizione da Consip s.p.a., ed a condizione che tra l’amministrazione interessata e l’impresa non siano insorte contestazioni sulla esecuzione di eventuali contratti stipulati in precedenza”.

E’ dunque ammessa, per espresso dettato normativo, la stipula di contratti che esulano dagli obblighi di ricorso alle procedure centralizzate gestite dalla Consip, laddove la procedura alternativa prescelta sia idonea a “conseguire razionalizzazione di spesa e risparmi maggiori rispetto a quelli conseguibili con l’adesione al programma di razionalizzazione di cui richiamato articolo 26.”

La citata disposizione al comma 3 stabilisce che “le amministrazioni pubbliche possono ricorrere alle convenzioni stipulate ai sensi del comma 1, ovvero ne utilizzano i parametri di prezzo-qualità come limiti massimi per l’acquisto di beni e servizi comparabili oggetto delle stesse (…)”.

Pertanto, argomenta la Sezione, le Amministrazioni Appaltanti non risultano vincolate all’utilizzo delle convenzioni-quadro, ben potendo le medesime – in via eccezionale e motivata – fare ricorso a soluzioni negoziali alternative, a condizione che dimostrino di aver ricercato e conseguito condizioni migliorative.

In questa ipotesi, le PA che abbiano scelto di procedere in modo autonomo agli acquisti di proprio interesse sono tenute a trasmettere le relative delibere alle strutture ed agli uffici preposti al controllo di gestione, al fine di consentire una puntuale verifica delle procedure da parte dei competenti organi.

In sostanza, nel delineato quadro normativo, alla Consip compete il compito di rinvenire, in sede di centralizzazione, le migliori possibili condizioni di offerta da porre a disposizione delle amministrazioni, al fine di assicurare la razionalizzazione della spesa.

Le Amministrazioni sono libere di procedere in modo autonomo in un’ottica di flessibilità ed efficienza del sistema, ma sono soggette al vincolo della insuperabilità delle condizioni trasfuse nelle convenzioni – quadro, dovendo considerarsi nulli gli atti realizzati in spregio del dettato normativo, con conseguente responsabilità in capo ai funzionari che abbiano agito in violazione di legge e con ingiustificato dispendio di risorse pubbliche.

Sulla scorta delle superiori argomentazioni, il Collegio ha concluso per la infondatezza dell’appello, essendo stata adeguatamente dimostrata dal MIBACT la maggiore convenienza connessa alla decisione di approvvigionarsi in modo autonomo dei servizi in parola, in totale ossequio delle prescrizioni di cui al richiamato art. 1 D.L. n. 95 del 2012.