skip to Main Content

DIGITALIZZAZIONE, SUPERBONUS 110, PA E INFRASTRUTTURE

L’approfondimento a cura degli Avv. Giuseppe Imbergamo e Sara Lepidi

 

Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 108 del 7 maggio 2021, e in vigore dall’8 maggio 2021, il Decreto legge 6 maggio 2021, n. 59 recante “Misure urgenti relative al Fondo complementare al Piano nazionale di ripresa e resilienza e altre misure urgenti per gli investimenti, approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 29 aprile.

In particolare, il testo prevede il piano nazionale per gli investimenti complementari finalizzato ad integrare con risorse nazionali gli interventi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), inviato a Bruxelles il 30 aprile, per complessivi 30.622,46 milioni di euro per il periodo 2021-2026.

Il nuovo Decreto Legge è composto da 6 articoli e 1 allegato:

  • Art. 1. – Piano nazionale per gli investimenti complementari al Piano nazionale di ripresa e resilienza;
  • Art. 2. – Rifinanziamento del Fondo sviluppo e coesione;
  • Art. 3. – Ulteriori disposizioni finanziarie su Transizione 4.0;
  • Art. 4. – Interventi di finanziamento in materia di linee ferroviarie AV/AC;
  • Art. 5. – Disposizioni finanziarie;
  • Art. 6. – Entrata in vigore.
  • Allegato 1 – (articolo 5, comma 3).

Le risorse nazionali degli interventi del Piano saranno ripartite tra i seguenti programmi:

servizi digitali e cittadinanza digitale – Piattaforma PagoPA e App “IO”;

tecnologie satellitari ed economia spaziale;

riqualificazione edilizia residenziale pubblica;

interventi per le aree colpite dal terremoto;

“Ecobonus e Sismabonus”;

infrastrutture e mobilità sostenibili (rinnovo flotte, bus, treni e navi verdi) per la sostenibilità ambientale dei porti e il miglioramento dell’accessibilità e della sicurezza delle strade;

– investimenti strategici sui siti del patrimonio culturale, edifici e aree naturali e per altri interventi in materia;

salute, ambiente e clima; ospedale sicuro e sostenibile; ecosistema innovativo della salute;

case dei servizi di cittadinanza digitale; transizione 4.0; accordi per l’innovazione;

– costruzione e miglioramento di padiglioni e spazi per strutture penitenziarie per adulti e minori;

– contratti di filiera e distrettuali per i settori agroalimentare, pesca e acquacoltura, silvicoltura, floricoltura e vivaismo;

– iniziative di ricerca per le tecnologie e percorsi innovativi in ambito sanitario e assistenziale.

Gli stanziamenti più consistenti vanno al Superbonus (4,72 miliardi), al ripristino delle risorse per Transizione 4.0 (4,48 miliardi), a progetti per sicurezza, verde e sociale (2 miliardi), agli interventi per le aree terremotate (1,78 miliardi).

Il decreto, inoltre, all’articolo 2, rifinanzia il Fondo sviluppo coesione (Fsc), per 15,5 miliardi che sono destinati prevalentemente al Sud: tali fondi sarebbero aggiuntivi ai 50 miliardi già previsti in bilancio e andrebbero a recuperare le risorse stornate per finanziare parte del PNRR.

Di assoluta rilevanza il capitolo relativo alla Transizione Digitale: come sottolineato nel testo del PNRR, la digitalizzazione è infatti una necessità trasversale, in quanto tocca tutte e 6 le missioni in cui è articolato il Piano. L’Italia si posiziona oggi al 25esimo posto in Europa come livello di digitalizzazione (DESI 2020), a causa di vari fattori che includono sia la limitata diffusione di competenze digitali, sia la bassa adozione di tecnologie avanzate, ad esempio le tecnologie cloud.

Al tempo stesso, il nostro Paese ha visto un calo della produttività nell’ultimo ventennio, a fronte della crescita registrata nel resto d’Europa, e uno dei fattori che limitano la crescita è proprio il basso livello di investimenti in digitalizzazione e innovazione, soprattutto da parte delle piccole e medie imprese, che costituiscono la maggior parte del nostro tessuto produttivo (EC Country Report Italy).

Uno degli obiettivi da perseguire, secondo le strategie europee e il relativo recepimento interno è la trasformazione radicale della Pubblica Amministrazione attraverso una strategia centrata sulla digitalizzazione. L’obiettivo è rendere la PA la migliore “alleata” di cittadini e imprese, con un’offerta di servizi sempre più efficienti e facilmente accessibili.

Per fare ciò, da un lato si agisce sugli aspetti di “infrastruttura digitale” (relativamente poco visibili ai cittadini ma non per questo meno importanti per un ecosistema tecnologico efficace e sicuro), spingendo la migrazione al cloud delle amministrazioni, accelerando l’interoperabilità tra gli enti pubblici, snellendo le procedure secondo il principio “once only” (secondo il quale le pubbliche amministrazioni devono evitare di chiedere a cittadini ed imprese informazioni già fornite in precedenza) e rafforzando le difese di cybersecurity.

Dall’altro lato vengono estesi i servizi ai cittadini, migliorandone l’accessibilità e adeguando i processi prioritari delle Amministrazioni Centrali agli standard condivisi da tutti gli Stati Membri della UE.

Questo sforzo sul lato dell’offerta, da parte della PA, di un servizio digitale performante è accompagnato da interventi di supporto per l’acquisizione e l’arricchimento delle competenze digitali (in particolare quelle di base), realizzati in coordinamento con le altre Missioni.

Un ingente investimento sarà destinato alla ottimizzazione della gestione dei dati e della loro interoperabilità; il gap digitale della PA italiana si traduce oggi in ridotta produttività e spesso in un peso non sopportabile per cittadini e imprese, che debbono accedere alle diverse amministrazioni come silos verticali, non interconnessi tra loro.

La trasformazione digitale della PA si prefigge quindi di cambiare l’architettura e le modalità di interconnessione tra le basi dati delle amministrazioni affinché l’accesso ai servizi sia trasversalmente e universalmente basato sul principio “once only”, facendo sì che le informazioni sui cittadini siano a disposizione “una volta per tutte” per le amministrazioni in modo immediato, semplice ed efficace, alleggerendo tempi e costi legati alle richieste di informazioni oggi frammentate tra molteplici enti.

Investire sulla piena interoperabilità dei dataset della PA significa introdurre un esteso utilizzo del domicilio digitale (scelto liberamente dai cittadini) e garantire un’esposizione automatica dei dati/attributi di cittadini/residenti e imprese da parte dei database sorgente (dati/attributi costantemente aggiornati nel tempo) a beneficio di ogni processo/servizio “richiedente”. Si verrà a creare una “Piattaforma Nazionale Dati” che offrirà alle amministrazioni un catalogo centrale di “connettori automatici” (le cosiddette “API” – Application Programming Interface) consultabili e accessibili tramite un servizio dedicato, in un contesto integralmente conforme alle leggi europee sulla privacy, evitando così al cittadino di dover fornire più volte la stessa informazione a diverse amministrazioni. La realizzazione della Piattaforma Nazionale Dati sarà accompagnata da un progetto finalizzato a garantire la piena partecipazione dell’Italia all’iniziativa Europea del Single Digital Gateway, che consentirà l’armonizzazione tra tutti gli Stati Membri e la completa digitalizzazione di un insieme di procedure/servizi di particolare rilevanza (ad es. richiesta del certificato di nascita, ecc.)

La trasformazione digitale della pubblica amministrazione passa anche attraverso una serie di interventi “verticali” mirati a ridisegnare e digitalizzare un insieme di use-case chiave nelle grandi amministrazioni centrali, ordinati in virtù della criticità degli snodi che rappresentano nell’erogazione di servizi al cittadino e dell’impatto in termini di efficienza complessiva dell’apparato pubblico. Questi interventi investono vari ambiti della PA, dalla Giustizia (es. digitalizzazione del cartaceo residuo per completare il fascicolo telematico, progettualità di data lake per migliorare i processi operativi di Giustizia Ordinaria e Consiglio di Stato) al Lavoro (es. digitalizzazione di sistemi e applicazioni di INPS e INAIL); dalla Difesa (es. revisione dei processi interni e degli applicativi del Ministero) agli Interni (es. digitalizzazione di selezionati servizi offerti ai cittadini) e alla Guardia di Finanza.

Obiettivo ultimo è quello di accorciare drasticamente le “distanze” tra enti e individui e ridurre radicalmente i tempi di attraversamento della burocrazia.

Con riguardo al settore dell’edilizia, di particolare rilevanza la previsione relativa alla proroga del Superbonus 110%, nello specifico, il DL 59/2021 interviene sull’articolo 119 del Decreto Rilancio, modificando le scadenze per le persone fisiche proprietarie di edifici composti da 2 a 4 unità immobiliari, i condomìni e gli istituti autonomi case popolari comunque denominati.

Il provvedimento prevede che, per gli interventi effettuati dalle persone fisiche (al di fuori dell’esercizio di attività di impresa, arte o professione, con riferimento agli interventi su edifici composti da 2 a 4 unità immobiliari distintamente accatastate, anche se posseduti da un unico proprietario o in comproprietà da più persone fisiche), per i quali alla data del 30 giugno 2022 siano stati effettuati lavori per almeno il 60dell’intervento complessivo, il Superbonus 110% spetta anche per le spese sostenute fino al 31 dicembre 2022.

La normativa previgente al DL 59/2021 fissava la scadenza al 30 giugno 2022 senza possibilità di andare oltre, anche con lavori quasi completati.

I condomìni potranno usufruire del bonus del 110% fino alla fine del 2022 senza le condizioni oggi vigenti: ad oggi, infatti, è previsto che, per beneficiare del Superbonus fino al 31 dicembre 2022, i lavori in condominio debbano essere realizzati per almeno il 60% al 30 giugno 2022. Il DL dispone la proroga al 31 dicembre 2022 senza condizioni.

Per gli Istituti autonomi case popolari (IACP), lo stanziamento consentirà di eliminare il vincolo del 60% dei lavori per fruire più a lungo dell’incentivo. Ad oggi è previsto che per gli interventi effettuati dagli ex-IACP per i quali al 31 dicembre 2022 viene raggiunta la percentuale del 60%, il Superbonus 110% spetta anche per le spese sostenute fino al 30 giugno 2023.

Il DL dispone la proroga al 30 giugno 2023 senza condizioni. Inoltre, se alla data del 30 giugno 2023 gli ex-IACP hanno effettuato lavori per almeno il 60% dell’intervento complessivo, la detrazione del 110% spetta anche per le spese sostenute entro il 31 dicembre 2023 (prorogando di 6 mesi i termini vigenti).

Resta fermo l’impegno, preso dal Presidente del Consiglio Mario Draghi in Parlamento, di prorogare il Superbonus con la Legge di Bilancio 2022 dopo aver valutato gli effetti finanziari, la natura degli interventi realizzati e gli obiettivi di risparmio energetico e di sicurezza degli edifici conseguiti nel 2021.

 

Back To Top
Cerca